16/20 - RESPONSABILITÀ DEL DETENTORE PER LA CLASSIFICAZIONE RIFIUTI ILLEGITTIMITA’ DELLA CONDOTTA IN CASO DI ANALISI ESTREMAMENTE PARZIALI

Edizione Nr.16 del 05/10/20

 

Si vuole portare alla Vs. cortese attenzione questa interessante giurisprudenza riguardo alla problematica molto frequente del grado di responsabilità del produttore dei rifiuti in merito alla corretta classificazione degli stessi.

Il Tribunale di Roma, dopo un richiamo al principio di diritto della Cassazione pronunciatasi in seguito alla Corte di Giustizia europea in tema di classificazione rifiuti, in questa pronuncia ha ricordato che “pur non essendo esigibile dal detentore l’obbligo di analizzare il 99,9% dei rifiuti, in due ipotesi sussiste, quale regola di giudizio residuale, la presunzione di pericolosità dei rifiuti non campionabili e non caratterizzabili e dunque l’onere di qualificarli come pericolosi: a) laddove “persista la probabilità di un danno reale per l’ambiente nell’ipotesi in cui il rischio si realizzasse”; b) laddove l’impossibilità pratica di determinare la pericolosità del rifiuto derivi dal comportamento del detentore stesso del rifiuto”.

Nel caso di specie “l’illegittimità della condotta dei diversi attori coinvolti nell’indagine scaturiva non già dalla circostanza che i detentori non avessero fatto analizzare il rifiuto nella sua interezza (il 99,9 per cento del rifiuto), ma dal fatto che, come si evinceva chiaramente dai verbali di sopralluogo e dai rapporti di prova e di caratterizzazione dell’ISPA, l’analisi dei campioni era effettuata scientemente in modo estremamente parziale”.

Il Tribunale è giunto quindi alla conclusione che “In ogni caso, nell’applicare i criteri delineati dalla Corte di Cassazione, l’utilizzazione di un sistema di deliberata e intenzionale manomissione dei risultati del campionamento, oltre ad esser sintomatica della verosimile pericolosità del rifiuto (dato che altrimenti non si spiegherebbe il movente dell’adozione di tale sistema), determina, in ogni caso, quella “impossibilità pratica di determinare la pericolosità del rifiuto” derivante “dal comportamento del detentore stesso del rifiuto” (alla quale va equiparata l’impossibilità derivante da un comportamento del laboratorio di analisi delegato dal detentore) che, secondo la precisa indicazione della sentenza CGUE (punto 61), rende operante il principio di precauzione e l’obbligo di dichiarare il rifiuto pericoloso anche a prescindere dall’accertamento in concreto della “probabilità di un danno reale per l’ambiente”.

Si allega la pronuncia del Tribunale di Roma in oggetto.

Quanto sopra è occasione per ricordare l’importanza di classificare correttamente i propri rifiuti, identificando con precisione il ciclo produttivo e le sostanze pertinenti.

I tecnici ORIM rimangono a disposizione per ogni Vostra necessità di chiarimento.

Ringraziando per l’attenzione porgiamo cordiali saluti.

ORIM S.p.A.

Ufficio Marketing & Comunicazione

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Siamo entrati in quella che il governo italiano ha definito Fase 3, liberalizzando la circuitazione delle persone in ambito sia nazionale che internazionale; fase altrettanto delicata e a maggior rischio di quella che ci ha visti protagonisti del completo Lock down.

Tale fase comporta l’individuazione di misure preventive e protettive per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori, prestando particolare attenzione a quanto riportato al punto 4 del Protocollo - PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA, che recita così:

"l'azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago".

La sanificazione deve però essere condotta con specifiche caratteristiche che garantiscano un elevato livello di distruzione o inattivazione di batteri o virus patogeni e quindi una riduzione del rischio di contagio.

Gli elementi sui quali è indispensabile intervenire sono essenzialmente:

I prodotti, da usare che dovranno avere spiccate caratteristiche di biocida.

Le procedure di applicazione del prodotto;

I protocolli analitici, per verificare e quindi certificare l’efficacia della sanificazione.

 

Consapevole delle maggiori prestazioni che dovranno essere attuate per le procedure di sanificazione, ORIM s.p.a. ha istituito un servizio di pulizia e sanificazione mediante atomizzazione o sistema ULV garantito tramite un processo di validazione certificato da un laboratorio accreditato ACCREDIA secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018.

Un’ulteriore verifica aggiuntiva che può essere richiesta al laboratorio, consiste nell’esecuzione della determinazione del Virus Sars-CoV-2 per escluderne la presenza a seguito dell’ intervento di Orim spa. In questo caso verrà rilasciata una certificazione a parte, in aggiunta a quelle già indicate.

Per informazioni, preventivi ed eventuali sopralluoghi,contattare l’Ing. Paolo Mosconi 3358024399